Maurizio Vanni
museologo, storico e critico d'arte
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Peter Demetz. Le stanze dell’io

In un momento storico come quello attuale, dove non è più la finzione a intromettersi nella realtà, bensì la verità a invadere i territori della fiction, le opere di Peter Demetz si pongono come naturale metafora della nostra vita. Spesso siamo consapevoli dell’esistenza di dimensioni alternative, del fatto che viviamo una vita che rappresenta solo una parte di ciò che siamo, ma il più delle volte concentriamo le nostre attenzioni su altre questioni impedendo alla nostra interiorità di essere completamente manifestata. Molte delle opere di Demetz ci pongono la questione della presenza di due o più situazioni possibili: la convivenza tra realtà e finzione, tra verità e illusione, tra quotidianità e sogno è evidenziata da scene plastiche che si insinuano nella realtà attraverso la finzione e viceversa.
La figura umana è al centro dell’indagine di Demetz: personaggi che sembrano isolati nel loro spazio privato anche laddove sono rappresentati in contatto visivo con altre presenze. Lo scultore sembra voler sfidare i passaggi dimensionali, gli stargate che permettono di andare oltre ciò che solitamente definiamo realtà, per poter accedere in uno stato dove l’individuo, perduta la sua maschera sociale, ritrova in pieno se stesso e la propria integrità interiore.
Spazi architettonici angusti e articolati fanno da quinta a figure più o meno statiche che sembrano in attesa che da un momento all’altro possa accadere qualcosa. Anche la ragazza che cerca la sua immagine reale attraverso il riverbero di uno specchio sembra semplicemente prendere coscienza della propria prigione ovattata, della gabbia dorata all’interno della quale ha deciso di vivere per essere socialmente condivisa.

Solitudini, meditazioni, luci interiori e labirinti aperti dove il Minotauro è rappresentato dall’individuo immerso completamente nella finzione e dove l’ambito filo di Arianna, spesso mitizzato per la nostra salute mentale, si trova semplicemente in quella dimensione reale che troppo spesso ci terrorizza.
Le composizioni plastiche di Demetz non corrispondono a spazi abitativi, non vogliono raccontare le storie di particolari personaggi, bensì si manifestano come universi esistenziali, come ambienti all’interno dei quali è possibile ritrovare la nostra consapevolezza. Solamente attraverso la coscienza sarà possibile accedere alle stanze dell’io.

Maurizio Vanni
Firenze 2007
 

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